Noto di avere la tendenza a iniziare tutti i post con un "Volevo … ma" e anche questa volta le mie intenzioni di scrivere qualcosa sul Capodanno Coreano si sono arenate. Insomma, la partenza è stata procrastinata per ragioni burocratiche causate da un disguido mio, questa volta, e così mi sono persa l’esperienza del mio primo capodanno lunare. Rimando pertanto al sito Corea.it, dove si trovano informazioni esaurienti e dettagliate sul Capodanno. Per una cronaca dell’evento invece rimando tutti al prossimo anno. L’unica cosa che avrei da aggiungere è che l’esodo degli abitanti da Seul per raggiungere le famiglie fuori dalla capitale – esodo che si verifica ogni anno in questa ricorrenza causando guai simili o peggiori dell’esodo estivo italiano - è certificato da divertenti fotografie su tutti i quotidiani coreani on line, nonché da una telefonata alle due di notte dalla Corea (le sei di sera in Italia) da parte del mio fidanzato, da cinque ore in coda in autostrada e con ancora tanta strada ancora da fare…
Per non scrivere proprio niente allora cambio argomento e inizio a trattare di libri. Come molti di voi sapranno è da un po’ che mi aggiro per librerie, on line e non, e biblioteche, alla ricerca di libri sulla Corea. In Italia si trova davvero pochissimo. Naturalmente la maggioranza dei testi che ho trovato sono sulla Corea del Nord, che siccome è governata da un dittatore che vuole farsi l’atomica e che viene considerato da Bush appartenente all’Asse del male, fa paura e fa notizia, molto più della pacifica Corea del Sud. Però qualche testo interessante l’ho trovato (molti della casa editrice ObarraO, che inserisco prontamente nei Links), magari non in Italia, e volevo iniziare a segnalarne uno.
Il testo è in inglese, l’autore si chiama RHIE Won-bok, e il libro in questione ha titolo KOREA UNMASKED (editore Gimmyoung International). La particolarità è che è un libro a fumetti. Molto famoso in Corea, Rhie ha scritto un numero abbastanza corposo di libri, tutti a fumetti, sulla storia e la cultura di molte nazioni del mondo (compresa l’Italia). In inglese ho trovato solo quello sulla Corea, e devo ammettere che se di primo acchito ero un po’ perplessa, ho poi trovato la lettura agevole, scorrevole e molto divertente. Il libro tratta con leggerezza di tutte le caratteristiche e le idiosincrasie del coreano medio, a partire dall’amore per i cibi piccanti, al rispetto per gli anziani, all’amore per lo studio e ciò che ne consegue, alle differenze culturali con i vicini Cina e Giappone e persino un po’ di storia antica. L’ultimo capitolo tratta invece della possibilità che le due Coree tornino a diventare una sola nazione, con i pro e i contro, culturali, sociologici ed economici, delineati in maniera semplice e chiara. Non so se sia possibile recuperare questo testo anche in Italia. Ne varrebbe la pena. Anche se tutto molto semplificato, ciò che scrive è tutto molto vero.
Adesso vorrei mostrarvi un lato della Corea che non mi piace molto: i palazzoni, che loro chiamano appartamenti (foto). Come spesso accade in paesi ad alta densità di popolazione si privilegia la costruzione in altezza che permette la massima resa abitativa nel minimo spazio. Peccato che, almeno a mio parere, siano antiestetici. I palazzoni , non i grattacieli, che possono talvolta essere affascinanti. La Corea del Sud infatti su una superficie di 99.538 kmq ha una popolazione di circa 47 milioni di abitanti, con una densità di circa 470 abitanti per kmq. ben più del Giappone che ha "solo" 343 abitanti per kmq mentre l’Italia ha una densità ben inferiore a entrambi: 189 abitanti per kmq. Tanto per capire bene quanto è affollata l’Asia, basti pensare che Giappone e Italia hanno più o meno la stessa estensione territorriale (371.824 kmq contro 301.338 kmq) mentre la popolazione dell’uno è più del doppio dell’altra: 127.435.000 il Giappone contro i 57 milioni circa dell’Italia. E se il territorio della Corea del Sud è meno di un terzo di quello Italiano, la popolazione differisce di soli dieci milioni di abitanti. Insomma, da quelle parti stanno un po stretti.
ontro il 67,1% dell’Italia. Tutti in città quindi, e la sola Seul ha infatti ben quasi dieci milioni di abitanti, contro i due milioni e mezzo della capitale italiana. Il 49,3% della popolazione inoltre si ritiene atea, il 23,1% buddista, il 19,7% protestante e il 6,6% cattolica (più percentuali ininfluenti di confuciani e altre religioni). In Italia l’81,7% è invece cattolico. Il resto sono pochi mussulmani (1,2%) e altri non definiti (17,1%). 

