Ecco un libro e un film documentario che un po` si assomigliano. Forse perche` parlano entrambi di Corea del nord e del dramma delle famiglie divise dal 38esimo parallelo.
Il libro e` An Appointment with My Brother di Yi Mun-yol (Jimoondang Publishing Company, 5000 won). Il libro fa parte di una collana intitolata The portable Library of Korean Litterature, dove si possono trovare brevi romanzi coreani tradotti in inglese. Il racconto in questione risale al 1994 e racconta in prima persona il tentativo del protagonista di incontrare il padre, convinto comunista, emigrato in Corea del nord quando ancora era possibile farlo, lasciando la madre e lui appena adolescente nel Sud. Il desiderio di rivedere il padre ormai anziano sembra potersi realizzare grazie a un intermediario incontrato durante un viaggio in quella zona della Cina che confina a sud con il regime di Kim Jong-il. Ma dopo un anno di attesa, l`intermediario si fa sentire con la notizia della recente morte del padre e una proposta: perche` non incontrare il fratello, il primogenito dei cinque figli avuti dalla seconda moglie nordcoreana, al posto del genitore appena scomparso? Dopo un attimo di titubanza il nostro accetta l`incontro, ed eccolo di nuovo nella citta` cinese di Yenjii ad attendere l`incontro con un fratello mai conosciuto. Fra strani incontri con mercanti di opere d`arte rubate, attivisti politici e coreani residenti in Cina, si delinea a poco a poco un affresco esauriente della situazione creata dalla divisione delle due Coree: dai discorsi su una possibile riunificazione, alla confessione delle difficicolta` della vita in Corea del Sud appena dopo la divisione per chi ha avuto un parente scappato oltrecortina, alle parallele angustie di chi vive nel Nord con famigliari dall`altra parte della barricata. Un libro avvincente e da leggere non solo per curiosita` verso lo stato piu` autocratico del mondo, ma anche per capire meglio la cultura e la societa` sudcoreana, spiegate attraverso il confronto con il Nord, e il dilemma di una possibile riunificazione di due Stati che, sebbene abbiano avuto lo stesso passato, da oltre cinquant`anni si sono sviluppati su due strade completamente diverse, se non inconconciliabili.
Uscito da appena un mese, il film-documentario di Yang Yong-hi, Dear Pyongyang, racconta una storia molto simile: il dramma di una famiglia coreana residente in Giappone, quella della regista, che ha vissuto e vive in prima persona la separazione dai propri membri residenti in Corea del nord. Il documentario, dopo un inizio in cui viene spiegata a grandi linee la storia della Corea a partire dalla colonizzazione giapponese, alla divisione tra i due Stati fino alla guerra degli anni `50 e alle successive tensioni, prosegue raccontando con vecchie foto, video e interviste, la storia della famiglia Yang a partire dagli anni `70, quando il padre, un leader del movimento giapponese a sostegno della Corea del nord, decide di mandare i tre figli maschi in Corea del nord, allora non cosi` chiusa e soprattutto economicamente stabile, all`epoca persino piu` del Sud. In quel periodo ben 88.000 coreani residenti in Giappone decisero di tornare nella madrepatria Corea del nord, per sfuggire alle discriminazioni esistenti in Giappone e nella speranza di una vita migliore. Con il peggioramento della situazione politica ed economica nella Corea del nord, inizio` pero` anche la chiusura delle frontiere e l`impossibilita` di tornare indietro. E cosi` i tre fratelli Yang sono rimasti "imprigionati" nel Nord, dove hanno comuqnue continuato le proprie vite costruendosi delle famiglie, mentre Yong-hi, la regista del documentario, sola figlia rimasta in Giappone, ha dovuto affrontare la sofferenza e l`odio verso il padre, ritenuto responsabile della separazione dai fratelli. Lavorando al documentario pero`, Yong-hi ha incominciato, se non ad accettare, almeno a cercare di capire le motivazioni che hanno guidato la vita del padre, un uomo che ancora oggi mostra apertamente la sua lealta` verso Pyongyang.
Ammetto di non aver visto il documentario, della durata di 1 ora e 47 minuti, girato in coreano e giapponese, pero` mi sembra interessante. Il libro invece l`ho letto e mi e` piaciuto molto.