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Italia Corea e il resto

Quando per un piede solo due scarpe non bastano

Archive for maggio, 2007

28 maggio
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Dimissioni

La vicenda di Mr. Kim Seung-youn, il capo del gruppo Hanhwa accusato di rapimento e aggressione ai danni di sei baristi, colpevoli di aver avuto una rissa e averne ferito il figlio 22enne, ha dei risvolti interessanti. A causa infatti di polemiche legate al ritardo nelle indagini su Kim Seung-youn, forse dovute a un tentativo di insabbiamento dell’inchiesta, la scorsa settimana si è dimesso il capo della polizia di Seul, Hong Young-ki.

In quanto capo della polizia di Seul, mi sento responsabile per la perdita di fiducia dei cittadini nei confronti della polizia e della crescente tensione e disarmonia all’interno dell’organizzazione.” Ha affermato Hong Young-ki, “Spero che le mie dimissioni diventeranno un’opportunità per gli ufficiali, al fine di riguadagnare calma e servire meglio la popolazione.”

La polizia ha in effetti in corso un’indagine nei confronti del capo dell’ufficio investigativo di Namdaemun, Kang Dae-won, dove è stata depositata la denuncia nei confronti di Mr. Kim. Kang Dae-won avrebbe infatti ricevuto le informazioni relative al caso Kim nel mese di marzo, ma l’arresto del tycoon del Gruppo Hanwha ha avuto luogo solo all’inizio di maggio. Kang Dae-won è quindi sospettato di aver intenzionalmente ritardato le indagini su Kim Seung-youn, e forse non solo: la polizia infatti, oltre ad aver perquisito l’ufficio di Nandaemun, sta controllando anche i conti bancari di Kang per scoprire se è intercorso anche un tentativo di corruzione.

All’inizio della settimana scorsa inoltre, le vittime dell’aggressione hanno fatto sapere che non si costituiranno parte civile nel processo contro Mr. Kim, probabilmente in grazia dell’accordo economico raggiunto con il presidente del Gruppo Hanwha. I legali dell’imputato si rifiutano di fornire informazioni sull’importo pagato da Mr. Kim alle vittime come compensazione per il danno subito, ma indiscrezioni danno per certa la somma di 15 milioni di won a persona (circa 12.000 euro).

28 maggio
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Dimissioni

La vicenda di Mr. Kim Seung-youn, il capo del gruppo Hanhwa accusato di rapimento e aggressione ai danni di sei baristi, colpevoli di aver avuto una rissa e averne ferito il figlio 22enne, ha dei risvolti interessanti. A causa infatti di polemiche legate al ritardo nelle indagini su Kim Seung-youn, forse dovute a un tentativo di insabbiamento dell’inchiesta, la scorsa settimana si è dimesso il capo della polizia di Seul, Hong Young-ki.

In quanto capo della polizia di Seul, mi sento responsabile per la perdita di fiducia dei cittadini nei confronti della polizia e della crescente tensione e disarmonia all’interno dell’organizzazione.” Ha affermato Hong Young-ki, “Spero che le mie dimissioni diventeranno un’opportunità per gli ufficiali, al fine di riguadagnare calma e servire meglio la popolazione.”

La polizia ha in effetti in corso un’indagine nei confronti del capo dell’ufficio investigativo di Namdaemun, Kang Dae-won, dove è stata depositata la denuncia nei confronti di Mr. Kim. Kang Dae-won avrebbe infatti ricevuto le informazioni relative al caso Kim nel mese di marzo, ma l’arresto del tycoon del Gruppo Hanwha ha avuto luogo solo all’inizio di maggio. Kang Dae-won è quindi sospettato di aver intenzionalmente ritardato le indagini su Kim Seung-youn, e forse non solo: la polizia infatti, oltre ad aver perquisito l’ufficio di Nandaemun, sta controllando anche i conti bancari di Kang per scoprire se è intercorso anche un tentativo di corruzione.

All’inizio della settimana scorsa inoltre, le vittime dell’aggressione hanno fatto sapere che non si costituiranno parte civile nel processo contro Mr. Kim, probabilmente in grazia dell’accordo economico raggiunto con il presidente del Gruppo Hanwha. I legali dell’imputato si rifiutano di fornire informazioni sull’importo pagato da Mr. Kim alle vittime come compensazione per il danno subito, ma indiscrezioni danno per certa la somma di 15 milioni di won a persona (circa 12.000 euro).

26 maggio
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I missili della Corea del nord

Ne hanno parlato anche i giornali e i telegiornali italiani, del nuovo lancio di missili a corto raggio verso il mar del Giappone (o mare dell’est) da parte della Corea del nord. Lancio forse di avvertimento, per sottolineare la frustrazione causata dal ritardo nello scongelamento dei fondi nordcoreani depositati presso il Banco Delta Asia di Macao. O, come sostengono i nordcoreani, un semplice addestramento militare, come tutti gli stati sovrani hanno diritto di farne.  Fatto sta che Stati Uniti e Giappone l’hanno presa con molta calma. E anzi, Abe non può che esserne contento, visto che questa manovre nordcoreane in fondo favoriscono il suo tentativo di modificare la Costituzione giapponese in senso meno pacifista.

Quello che però i giornali italiani non hanno riportato è che anche la Corea del sud in questi giorni si è data da fare, nel senso che proprio il giorno precedente il lancio nordcoreano ha varato il suo primo cacciatorpedieniere Aegis, un piccolo mostriciattolo di 7.600 tonnellate, capace di navigare a una velocità massima di 39 nodi ed equipaggiato con i più moderni sitemi di combattimento, in grado di condurre azioni di guerra su diversi fronti: aria, acqua e superficie.  Costruito dalle Hyunday Heavy Industries, è costato circa 1 miliardo di dollari e ha ricevuto il nome di Sejong il Grande, il sovrano coreano inventore dell’hangeul, ovvero l’alfabeto usato in Corea. Il cacciatorpediniere, che può trasportare circa 300 membri di equipaggio, è dotato di un radar in grado di individuare e distruggere missili e aerei in un raggio di circa 500 km, e può trasportare un massimo di 128 missili. A tutt’oggi, solo Stati Uniti, Giappone, Spagna e Norvegia possiedono cacciatorpedienieri di questo tipo. E ora anche la Corea del sud, che ha tra l’altro in cantiere altri due cacciatorpedienieri Aegis, da vararsi, secondo le previsioni, nel 2010 e nel 2012.

E questo non è tutto, perché risale a solo qualche mese fa il collaudo dei nuovi Battle Tank XK2, carri armati da 55 tonnellate soprannominati Black Panter, che dovrebbero sostituire entro il 2011 i vecchi K1 e M47/48, risalenti agli anni 60 e 70. Mentre da luglio di quest’anno entreranno in azione dei nuovi mezzi anfibi che prendono il nome dalle isolette Dokdo.

Insomma, non solo in Corea del nord e Giappone, ma in tutto l’estremo oriente, la corsa agli armamenti sembra essere di gran moda. Sotto l’occhio vigile, e per niente disinteressato, degli Stati Uniti.

26 maggio
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I missili della Corea del nord

Ne hanno parlato anche i giornali e i telegiornali italiani, del nuovo lancio di missili a corto raggio verso il mar del Giappone (o mare dell’est) da parte della Corea del nord. Lancio forse di avvertimento, per sottolineare la frustrazione causata dal ritardo nello scongelamento dei fondi nordcoreani depositati presso il Banco Delta Asia di Macao. O, come sostengono i nordcoreani, un semplice addestramento militare, come tutti gli stati sovrani hanno diritto di farne.  Fatto sta che Stati Uniti e Giappone l’hanno presa con molta calma. E anzi, Abe non può che esserne contento, visto che questa manovre nordcoreane in fondo favoriscono il suo tentativo di modificare la Costituzione giapponese in senso meno pacifista.

Quello che però i giornali italiani non hanno riportato è che anche la Corea del sud in questi giorni si è data da fare, nel senso che proprio il giorno precedente il lancio nordcoreano ha varato il suo primo cacciatorpedieniere Aegis, un piccolo mostriciattolo di 7.600 tonnellate, capace di navigare a una velocità massima di 39 nodi ed equipaggiato con i più moderni sitemi di combattimento, in grado di condurre azioni di guerra su diversi fronti: aria, acqua e superficie.  Costruito dalle Hyunday Heavy Industries, è costato circa 1 miliardo di dollari e ha ricevuto il nome di Sejong il Grande, il sovrano coreano inventore dell’hangeul, ovvero l’alfabeto usato in Corea. Il cacciatorpediniere, che può trasportare circa 300 membri di equipaggio, è dotato di un radar in grado di individuare e distruggere missili e aerei in un raggio di circa 500 km, e può trasportare un massimo di 128 missili. A tutt’oggi, solo Stati Uniti, Giappone, Spagna e Norvegia possiedono cacciatorpedienieri di questo tipo. E ora anche la Corea del sud, che ha tra l’altro in cantiere altri due cacciatorpedienieri Aegis, da vararsi, secondo le previsioni, nel 2010 e nel 2012.

E questo non è tutto, perché risale a solo qualche mese fa il collaudo dei nuovi Battle Tank XK2, carri armati da 55 tonnellate soprannominati Black Panter, che dovrebbero sostituire entro il 2011 i vecchi K1 e M47/48, risalenti agli anni 60 e 70. Mentre da luglio di quest’anno entreranno in azione dei nuovi mezzi anfibi che prendono il nome dalle isolette Dokdo.

Insomma, non solo in Corea del nord e Giappone, ma in tutto l’estremo oriente, la corsa agli armamenti sembra essere di gran moda. Sotto l’occhio vigile, e per niente disinteressato, degli Stati Uniti.

22 maggio
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Il libraio incarcerato

E’ appena uscito dal carcere Kim Myung-soo, 52 anni, dopo 15 giorni passati in prigione. E’ stato arrestato il primo maggio nella cittadina di Suwon. E’ accusato di aver violato l’articolo 7 della Legge di Sicurezza Nazionale, per aver venduto nella libreria che gestisce su Internet libri sul comunismo e sulla Corea del nord.

La Legge di Sicurezza Nazionale prevede infatti l’arresto di chiunque aiuti in qualche modo la Corea del nord, possedendo, procedundo, importando, distribuendo o vendendo pubblicazioni che portino benefici al nemico. E vendendo libri quali Storia della rivoluzione russa di kim Hak-jun, o l’omonimo testo scritto da Trotskij, oltre a testi di letteratura nordcoreana, comprese pubblicazioni sulla Juche, Kim, secondo la polizia, proprio questo avrebbe fatto. Secondo un agente della polizia coinvolto nel caso, infatti, "Kim ha compiuto un crimine gravissimo possedendo e vendendo pubblicazioni che beneficiano il nemico."

Si difende, il libraio on line, affermando che non esiste in verità una lista ufficiale di libri banditi o pericolosi. E che comunque la maggior parte dei libri che vende on line sono facilmente reperibili per coloro che studiano storia, letteratura o scienze sociali, anche nelle maggiori librerie sudcoreane, come Kyobo Book.

In effetti il caso di Kim ha un precedente. Più di dieci anni fa, nel 1992, un altro libraio venne arrestato con la medesima accusa, ma scagionato dalla Corte Suprema perché, da buon commerciante, "voleva solo trarre profitto dalla vendita dei libri, e non aiutare il nemico".

Fatto sta che ogni anno in Corea del sud qualcuno cade nelle maglie dell’articolo 7 della Legge di Sicurezza Nazionale. Articolo che è spesso servito alle passate dittature sudcoreane per incarcerare gli oppositori del regime. Articolo che più volte i leader dei partiti progressisti, da Kim Dae-jung a Roh Moo-hyun, hanno tentato di abolire, in quanto anacronistico e non più adeguato all’attuale Corea democratica. Ma i partiti più conservatori sono sempre riusciti a boicottare tali tentativi, affermando che, tecnicamente, la Corea del sud e la Corea del nord sono tutt’ora in guerra, non essendoci alcuna pace firmata ma solo un armistizio.  

Così questa volta è toccato a Kim Myung-soo di finire agli arresti. Seduto, alle spalle a un televisore che trasmette le immagini del treno che nei giorni scorsi ha superato la barriera del 38esimo parallelo, Kim si sfoga: "La polizia mi ha fatto sentire che il "complesso rosso" è ancora vivo, nonostante l’esistenza di un centro industriale intercoreano*. E ho imparato che abbiamo ancora tanta strada da fare prima di poter avere un libero mercato delle idee qui in Corea del sud. Anche se credo che la nostra società sia matura abbastanza per questo." Dopo la brutta esperienza dei 15 giorni di detenzione, ammette che la prigione è l’ultimo luogo al mondo in cui vorrebbe trovarsi. "Ma", afferma, "continuerò a vendere libri su Internet. Dopotutto, questo è un paese libero."

*Gaesong, ndr.

22 maggio
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Il libraio incarcerato

E’ appena uscito dal carcere Kim Myung-soo, 52 anni, dopo 15 giorni passati in prigione. E’ stato arrestato il primo maggio nella cittadina di Suwon. E’ accusato di aver violato l’articolo 7 della Legge di Sicurezza Nazionale, per aver venduto nella libreria che gestisce su Internet libri sul comunismo e sulla Corea del nord.

La Legge di Sicurezza Nazionale prevede infatti l’arresto di chiunque aiuti in qualche modo la Corea del nord, possedendo, procedundo, importando, distribuendo o vendendo pubblicazioni che portino benefici al nemico. E vendendo libri quali Storia della rivoluzione russa di kim Hak-jun, o l’omonimo testo scritto da Trotskij, oltre a testi di letteratura nordcoreana, comprese pubblicazioni sulla Juche, Kim, secondo la polizia, proprio questo avrebbe fatto. Secondo un agente della polizia coinvolto nel caso, infatti, "Kim ha compiuto un crimine gravissimo possedendo e vendendo pubblicazioni che beneficiano il nemico."

Si difende, il libraio on line, affermando che non esiste in verità una lista ufficiale di libri banditi o pericolosi. E che comunque la maggior parte dei libri che vende on line sono facilmente reperibili per coloro che studiano storia, letteratura o scienze sociali, anche nelle maggiori librerie sudcoreane, come Kyobo Book.

In effetti il caso di Kim ha un precedente. Più di dieci anni fa, nel 1992, un altro libraio venne arrestato con la medesima accusa, ma scagionato dalla Corte Suprema perché, da buon commerciante, "voleva solo trarre profitto dalla vendita dei libri, e non aiutare il nemico".

Fatto sta che ogni anno in Corea del sud qualcuno cade nelle maglie dell’articolo 7 della Legge di Sicurezza Nazionale. Articolo che è spesso servito alle passate dittature sudcoreane per incarcerare gli oppositori del regime. Articolo che più volte i leader dei partiti progressisti, da Kim Dae-jung a Roh Moo-hyun, hanno tentato di abolire, in quanto anacronistico e non più adeguato all’attuale Corea democratica. Ma i partiti più conservatori sono sempre riusciti a boicottare tali tentativi, affermando che, tecnicamente, la Corea del sud e la Corea del nord sono tutt’ora in guerra, non essendoci alcuna pace firmata ma solo un armistizio.  

Così questa volta è toccato a Kim Myung-soo di finire agli arresti. Seduto, alle spalle a un televisore che trasmette le immagini del treno che nei giorni scorsi ha superato la barriera del 38esimo parallelo, Kim si sfoga: "La polizia mi ha fatto sentire che il "complesso rosso" è ancora vivo, nonostante l’esistenza di un centro industriale intercoreano*. E ho imparato che abbiamo ancora tanta strada da fare prima di poter avere un libero mercato delle idee qui in Corea del sud. Anche se credo che la nostra società sia matura abbastanza per questo." Dopo la brutta esperienza dei 15 giorni di detenzione, ammette che la prigione è l’ultimo luogo al mondo in cui vorrebbe trovarsi. "Ma", afferma, "continuerò a vendere libri su Internet. Dopotutto, questo è un paese libero."

*Gaesong, ndr.

17 maggio
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Cross the line

Come da programma, sono state oggi inaugurate le due linee ferroviarie intercoreane, la Gyeongui, che collega Munsan (Corea del sud) a Gaesong (Corea del nord), e la Donghae, tra la sudcoreana cittadina di Jejin alla stazione nordcoreana del Monte Kumgang.

Per una descrizione dell’evento, Korea herald:

https://www.koreaherald.co.kr/SITE/data/html_dir/2007/05/18/200705180028.asp

oppure, belle, le foto sul sito di Repubblica.

Qualche critica per la lista di passeggeri sudcoreani, dalla quale pare siano stati esclusi alcuni "non simpatizzanti" dell’attuale presidente Roh. E, forse, un poco in polemica con l’evento, l’ambasciatore USA in Corea del sud, Alexander Wershbow, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un maggior coordinamento tra le politiche statunitensi e sudcoreane riguardo la Corea del nord. Soprattutto in accordo alle decisioni prese durante i colloqui a sei nazioni di Pechino. La Corea del nord intanto continua a posticipare la chiusura della sua nucleare a causa del ritardato scongelamento dei fondi del Banco Delta Asia di Macao.

17 maggio
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Cross the line

Come da programma, sono state oggi inaugurate le due linee ferroviarie intercoreane, la Gyeongui, che collega Munsan (Corea del sud) a Gaesong (Corea del nord), e la Donghae, tra la sudcoreana cittadina di Jejin alla stazione nordcoreana del Monte Kumgang.

Per una descrizione dell’evento, Korea herald:

https://www.koreaherald.co.kr/SITE/data/html_dir/2007/05/18/200705180028.asp

oppure, belle, le foto sul sito di Repubblica.

Qualche critica per la lista di passeggeri sudcoreani, dalla quale pare siano stati esclusi alcuni "non simpatizzanti" dell’attuale presidente Roh. E, forse, un poco in polemica con l’evento, l’ambasciatore USA in Corea del sud, Alexander Wershbow, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un maggior coordinamento tra le politiche statunitensi e sudcoreane riguardo la Corea del nord. Soprattutto in accordo alle decisioni prese durante i colloqui a sei nazioni di Pechino. La Corea del nord intanto continua a posticipare la chiusura della sua nucleare a causa del ritardato scongelamento dei fondi del Banco Delta Asia di Macao.

15 maggio
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Corre corre la locomotiva

Sudcoreani e nordcoreani sabato si sono accordati e il collaudo delle due linee ferroviarie che attraversano il 38mo parallelo finalmente si farà. E’ programmato per il 17 maggio, ed è stata approvata anche la lista dei 200 passeggeri che prenderanno parte al viaggio.

Le linee sono due: la Gyeongui, lunga 27 km circa, che collega Munsan (Corea del sud) a Gaesong (Corea del nord), nella parte ovest delle due Coree. E la Donghae, 25 km e mezzo, sulla costa est, che collega la sudcoreana cittadina di Jejin alla stazione nordcoreana del Monte Kumgang.

E’ previsto che i treni partiranno uno dal sud, da Munsan, e uno dal nord, dal Monte kumgang, e attraverseranno il confine tra i due stati alle 11.30 del mattino. Il ritorno, dopo le cerimonie d’uopo nei luoghi di arrivo, è previsto per le 3.30 circa del pomeriggio.

Bello. Bellissimo. Ma i nordcoreani hanno già fatto sapere che rifiuteranno richieste di ulteriori collaudi dopo la data del 17. Mentre il sud spera di poter utilizzare presto i treni  come mezzi di collegamento alla cittadina industriale di Gaesong e alla stazione turistica del Monte Kumgang. Per poi magari, chissà, riuscire davvero a collegarsi alle linee ferroviarie cinesi e russe e avere quindi finalmente un accesso via terra all’Europa.

070513_p02_re-train(1)

Contrariamente alle mie abitudini, non riuscendo a linkare direattamente la pagina dell’articolo, ho preso a prestito la cartina dal sito del The Korea Times.

15 maggio
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Corre corre la locomotiva

Sudcoreani e nordcoreani sabato si sono accordati e il collaudo delle due linee ferroviarie che attraversano il 38mo parallelo finalmente si farà. E’ programmato per il 17 maggio, ed è stata approvata anche la lista dei 200 passeggeri che prenderanno parte al viaggio.

Le linee sono due: la Gyeongui, lunga 27 km circa, che collega Munsan (Corea del sud) a Gaesong (Corea del nord), nella parte ovest delle due Coree. E la Donghae, 25 km e mezzo, sulla costa est, che collega la sudcoreana cittadina di Jejin alla stazione nordcoreana del Monte Kumgang.

E’ previsto che i treni partiranno uno dal sud, da Munsan, e uno dal nord, dal Monte kumgang, e attraverseranno il confine tra i due stati alle 11.30 del mattino. Il ritorno, dopo le cerimonie d’uopo nei luoghi di arrivo, è previsto per le 3.30 circa del pomeriggio.

Bello. Bellissimo. Ma i nordcoreani hanno già fatto sapere che rifiuteranno richieste di ulteriori collaudi dopo la data del 17. Mentre il sud spera di poter utilizzare presto i treni  come mezzi di collegamento alla cittadina industriale di Gaesong e alla stazione turistica del Monte Kumgang. Per poi magari, chissà, riuscire davvero a collegarsi alle linee ferroviarie cinesi e russe e avere quindi finalmente un accesso via terra all’Europa.

070513_p02_re-train(1)

Contrariamente alle mie abitudini, non riuscendo a linkare direattamente la pagina dell’articolo, ho preso a prestito la cartina dal sito del The Korea Times.

 

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