E’ da un po’ di tempo che ho voglia di scrivere qualcosa sulle elezioni presidenziali coreane che si terranno tra circa cinque mesi. In particolare, sto raccogliendo materiale sui due candidati del Grand National Party, l’ex sindaco di Seul Lee Myung-bak e la figlia dell’ex dittatore sudcoreano Park, Park Geun-hye, dei quali ormai da mesi tutti i media parlano, sparlano e speculano, dando comunque l’ex sindaco Lee per vicente sia alle primarie del partito che come nuovo presidente della Corea del sud. Spero di riuscire a scribacchiare qualcosa, prima o poi. Però oggi leggiucchiando i giornali on line ho trovato un’altra notizia che ha sempre a che fare con le elezioni e che mi lascia alquanto perplessa: a partire da domani 22 giugno e per i prossimi 180 giorni, ovvero fino al termine della campagna elettorale, sarà vietato pubblicare messaggi a favore o contro un determinato candidato su siti internet, blog e simili (anche se personali). Pena una multa fino a due milioni di won o due anni di prigione. "Non tutte le persone che pubblicano i messaggi saranno punite" fa sapere un membro della Commissione Elettorale Nazionale, "Bisogna valutare se il messaggio in questione aveva lo scopo di influenzare l’elettorato".
Se ne parlava da tempo, di questa legge ad hoc per le elezioni, perché pare che durante la scorsa campagna, quella che portò alla vittoria dell’attuale Presidente sudcoreano Roh Moo-hyun, fu proprio Internet e la mobilitazione dei più giovani on line a fare la differenza. In particolare sui media sudcoreani in questi ultimi mesi ho letto vari articoli che minacciavano la messa al bando, durante il periodo delle elezioni, dei contenuti video creati dagli utenti stessi (user content), qualli magari un po’ ironici, che prendono in giro i candidati e fanno anche un po’ pensare. Insomma: in uno dei paesi con la più alta alfabetizzazione informatica al mondo Internet fa paura (ai politici) e viene imbavagliato. Anche se poi in verità parrebbe che la maggior parte dei coreani – circa il 70% – non sappia nemmeno cosa siano questi "user content", o almeno così è stato evidenziato da una ricerca condotta da una delle maggiori testate giornalistiche del paese (scusate se non ricordo quale ma mi sono persa l’articolo). Personalmente non credo che i coreani siano cosi’ influenzabili che basti un post a spingerli a votare per un candidato o per l’altro, ma a me questa cosa puzza di censura e mi dispiace perché in genere queste manifestazioni spontanee danno vita a video, testi e foto particolarmente creativi e divertenti. Ma a quanto pare in Corea i politici non hanno molto il senso dell’umorismo e in questo modo si sono messi al riparo dall’essere presi in giro o sfottuti su Internet.
Non si toccano invece i giornali. E anche se sono mesi che i media sostengono la campagna del GNP pubblicando quotidiamente articoli su Lee e Park, a quanto pare, questo, invece, si può fare.