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Italia Corea e il resto

Quando per un piede solo due scarpe non bastano

Archive for agosto, 2007

31 agosto
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Liberi tutti

Finalmente, dopo 43 giorni di angoscia, ieri sono stati liberati gli ultimi otto ostaggi sudcoreani rapiti dai talebani in Afghanistan il 19 luglio scorso. Dodici erano già stati liberati mercoledì nella provincia di Ghazni, in piccoli gruppi, rispettivamente di tre, cinque e quattro ostaggi, mentre due donne erano state rilasciate il 13 agosto. Dei 23 missionari rapiti, 18 donne e cinque uomini, ne sono ritornati a casa solo 21: due ostaggi, entrambi di sesso maschile, sono stati infatti uccisi dai talebani pochi giorni dopo il rapimento. Si parla di 20 milioni di sterline pagate dal governo sudcoreano per la liberazione degli ostaggi. Altre fonti, sempre non ufficiali, riportano invece la cifra di 500.000 dollari per ostaggio.

31 agosto
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Liberi tutti

Finalmente, dopo 43 giorni di angoscia, ieri sono stati liberati gli ultimi otto ostaggi sudcoreani rapiti dai talebani in Afghanistan il 19 luglio scorso. Dodici erano già stati liberati mercoledì nella provincia di Ghazni, in piccoli gruppi, rispettivamente di tre, cinque e quattro ostaggi, mentre due donne erano state rilasciate il 13 agosto. Dei 23 missionari rapiti, 18 donne e cinque uomini, ne sono ritornati a casa solo 21: due ostaggi, entrambi di sesso maschile, sono stati infatti uccisi dai talebani pochi giorni dopo il rapimento. Si parla di 20 milioni di sterline pagate dal governo sudcoreano per la liberazione degli ostaggi. Altre fonti, sempre non ufficiali, riportano invece la cifra di 500.000 dollari per ostaggio.

29 agosto
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All’ombra del dittatore grasso

breenIn questi giorni di letura mi sono dedicata anche alla rilettura di questo libro di Michael Breen dedicato alla Corea del nord e al caro Leader Kim Jong-il, incredibilmente tradoto in italiano: All’ombra del dittatore grasso, Isbn edizioni. Devo confessare che la prima lettura, qualche anno fa, non mi aveva soddisfatto. Colpa dello stile particolare e dell’umorismo assai singolare di questo ex giornalista, ora dirigente i un’agenzia di comunicazione in Corea del sud ed editorialista per il Korea Times. La frequentazione settimanale con le sue opinioni, il venerdì sul giornale sudcoreano, mi ha forse  un po’ abituata a certe peculiarità dell’autore, così che la rilettura attuale del libro mi ha questa volta soddisfatto. In maniera brillante Breen intreccia aneddoti e esperienze personali con dati di fatto innegabili e una profonda conoscenza della realtà coreana, così che il libro offre una panoramica interessante sulla Corea del nord. Ne spiega la genesi e il tipo particolarissimo di comunismo "ereditario", da padre a figlio, che in quello stato ha preso vita. Non manca certo il racconta della vita del Grande leader Kim Il-sung, un tentativo di analisi della figura dell’attuale leader Kim Jong-il – non è lui che è cattivo, è il comunismo che è lo ha reso così -, un capitolo dedicato ai rapimenti (curioso) e uno ai gulag (raccapricciante). Nonché qualche previsione sulle possibili future mosse della Corea del nord per uscire dall’isolamento, che oggi, dopo la conferenza a sei di Pechino dello scorso anno, si potrebbe dire in parte azzeccata.
29 agosto
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All’ombra del dittatore grasso

breenIn questi giorni di letura mi sono dedicata anche alla rilettura di questo libro di Michael Breen dedicato alla Corea del nord e al caro Leader Kim Jong-il, incredibilmente tradoto in italiano: All’ombra del dittatore grasso, Isbn edizioni. Devo confessare che la prima lettura, qualche anno fa, non mi aveva soddisfatto. Colpa dello stile particolare e dell’umorismo assai singolare di questo ex giornalista, ora dirigente i un’agenzia di comunicazione in Corea del sud ed editorialista per il Korea Times. La frequentazione settimanale con le sue opinioni, il venerdì sul giornale sudcoreano, mi ha forse  un po’ abituata a certe peculiarità dell’autore, così che la rilettura attuale del libro mi ha questa volta soddisfatto. In maniera brillante Breen intreccia aneddoti e esperienze personali con dati di fatto innegabili e una profonda conoscenza della realtà coreana, così che il libro offre una panoramica interessante sulla Corea del nord. Ne spiega la genesi e il tipo particolarissimo di comunismo "ereditario", da padre a figlio, che in quello stato ha preso vita. Non manca certo il racconta della vita del Grande leader Kim Il-sung, un tentativo di analisi della figura dell’attuale leader Kim Jong-il – non è lui che è cattivo, è il comunismo che è lo ha reso così -, un capitolo dedicato ai rapimenti (curioso) e uno ai gulag (raccapricciante). Nonché qualche previsione sulle possibili future mosse della Corea del nord per uscire dall’isolamento, che oggi, dopo la conferenza a sei di Pechino dello scorso anno, si potrebbe dire in parte azzeccata.
22 agosto
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Cosa manca?

Me lo chiedo da un po’: ma a voi cosa manca dell’Italia quando siete in Corea? E della Corea quando siete in Italia? Io ad esempio, materialisticamente, durante tutto lo scorso anno a Seul ho sognato – e non solo metaforicamente – verdura: finocchi, carciofi, valeriana, rucola… Avrei dato l’anima per una bella insalata mista. E anche per un bel balcone all’aria aperta, non chiuso come quelli degli appartamenti coreani che più che balconi sembrano ripostigli perché i coreani vi ci accatastano di tutto. D’altro canto ora che sono in Italia sento la mancanza di altre cose, come ad esempio la funzionalissima metropolitana di Seul – che non mi ha mai creato ansie claustrofobiche come invece quella di Milano -, i bagni pubblici pulitissimi che si trovano dovunque, o i luoghi dedicati alle mamme per allattare o cambiare il bebè, che in Corea si trovano in ogni grande magazzino e in molte stazioni della metropolitana, gentilezze inesistenti in Italia dove nemmeno nei negozi per bambini tipo Chicco o Prenatal… Ma la lista, in entrambi i sensi, sarebbe lunghissima. E andrebbero aggiunte anche cose meno materiali, tipo la cortesia dei coreani che mi cedevano il posto a sedere se accompagnata dalla bambina o, al contrario, l’assenza, in Italia, dei complicatissimi linguaggi di cortesia che, col mio scarsissimo livello di coreano, mi creano qualche problema e mi mettono addosso un sacco di ansia.

Insomma, la domanda è: ma a voi cosa manca?

22 agosto
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Cosa manca?

Me lo chiedo da un po’: ma a voi cosa manca dell’Italia quando siete in Corea? E della Corea quando siete in Italia? Io ad esempio, materialisticamente, durante tutto lo scorso anno a Seul ho sognato – e non solo metaforicamente – verdura: finocchi, carciofi, valeriana, rucola… Avrei dato l’anima per una bella insalata mista. E anche per un bel balcone all’aria aperta, non chiuso come quelli degli appartamenti coreani che più che balconi sembrano ripostigli perché i coreani vi ci accatastano di tutto. D’altro canto ora che sono in Italia sento la mancanza di altre cose, come ad esempio la funzionalissima metropolitana di Seul – che non mi ha mai creato ansie claustrofobiche come invece quella di Milano -, i bagni pubblici pulitissimi che si trovano dovunque, o i luoghi dedicati alle mamme per allattare o cambiare il bebè, che in Corea si trovano in ogni grande magazzino e in molte stazioni della metropolitana, gentilezze inesistenti in Italia dove nemmeno nei negozi per bambini tipo Chicco o Prenatal… Ma la lista, in entrambi i sensi, sarebbe lunghissima. E andrebbero aggiunte anche cose meno materiali, tipo la cortesia dei coreani che mi cedevano il posto a sedere se accompagnata dalla bambina o, al contrario, l’assenza, in Italia, dei complicatissimi linguaggi di cortesia che, col mio scarsissimo livello di coreano, mi creano qualche problema e mi mettono addosso un sacco di ansia.

Insomma, la domanda è: ma a voi cosa manca?

15 agosto
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Storia della Corea

storiacoreaUn altro libro letto in questo periodo estivo è questo Storia della Corea, di Maurizio Riotto, ed. Bompiani. Il libro è un’ottima introduzione alla storia e alla cultura del regno del calmo mattino, pur con tutti i limiti che un libro di questo genere comporta: una panoramica di 400 pagine circa "dalle origini ai giorni nostri", fatalmente sintetica, ma esauriente e redatta da un italiano che della Corea ne sa parecchio e soprattutto la comprende e la ama, come dimostra qualche sfogo partigiano presente nel libro. Riotto infatti si scaglia spesso contro le ottusità e le incomprensioni di chi non ha voluto e non vuole tuttora capire questo paese, che spesso proprio a causa di egoismi o distorsioni della storia volute da altri ha molto sofferto – e ancora soffre, con la divisione in due stati separati dal 38esimo parallelo.

Interessante e condivisibile è poi anche il pensiero dell’autore riguardo la scarsa conoscenza che l’occidente ha della Corea, che lui imputa a una mancanza di topoi, o immagini stereotipate, che la rendano facilmente e immediatamente riconoscibile agli occhi dello straniero. Scrive infatti Riotto (pag. 177): "L’isolamento della Corea, divenuto esso stesso un luogo comune, impedì così che in Occidente si formassero quegli altri luoghi comuni. tanto banali quanto utili a stimolare la fantasia collettiva (e dunque un certo interesse), che si crearono invece a proposito della Cina e del Giappone. Ancor oggi, come si è già detto, il comune uomo della stada pensa alla Cina e gli vengono in mente le porcellane, La Grande Muraglia e il kung-fu, pensa al Giappone e gli vengono in mente le geisha,  i samurai e la cerimonia del tè, pensa alla Corea e non gli viene in mente assolutamente nulla se non, forse, il ricordo confuso di un lontano conflitto e di una divisione."

Paradossalmente, quando scherzando con i miei amici coreani suggerivo loro di impegnarsi a pubblicizzare meglio il loro paese, non ero tanto distante dall’idea di Riotto. Che con questo libro e le altre sue opere si sta impegnando parecchio per rendere un po’ di giustizia all’ex paese eremita. Da leggere, questo Storia della Corea, anche se di questo paese sapete già tutto, perché di spunti interessanti questo testo ne regala parecchi.

15 agosto
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Storia della Corea

storiacoreaUn altro libro letto in questo periodo estivo è questo Storia della Corea, di Maurizio Riotto, ed. Bompiani. Il libro è un’ottima introduzione alla storia e alla cultura del regno del calmo mattino, pur con tutti i limiti che un libro di questo genere comporta: una panoramica di 400 pagine circa "dalle origini ai giorni nostri", fatalmente sintetica, ma esauriente e redatta da un italiano che della Corea ne sa parecchio e soprattutto la comprende e la ama, come dimostra qualche sfogo partigiano presente nel libro. Riotto infatti si scaglia spesso contro le ottusità e le incomprensioni di chi non ha voluto e non vuole tuttora capire questo paese, che spesso proprio a causa di egoismi o distorsioni della storia volute da altri ha molto sofferto – e ancora soffre, con la divisione in due stati separati dal 38esimo parallelo.

Interessante e condivisibile è poi anche il pensiero dell’autore riguardo la scarsa conoscenza che l’occidente ha della Corea, che lui imputa a una mancanza di topoi, o immagini stereotipate, che la rendano facilmente e immediatamente riconoscibile agli occhi dello straniero. Scrive infatti Riotto (pag. 177): "L’isolamento della Corea, divenuto esso stesso un luogo comune, impedì così che in Occidente si formassero quegli altri luoghi comuni. tanto banali quanto utili a stimolare la fantasia collettiva (e dunque un certo interesse), che si crearono invece a proposito della Cina e del Giappone. Ancor oggi, come si è già detto, il comune uomo della stada pensa alla Cina e gli vengono in mente le porcellane, La Grande Muraglia e il kung-fu, pensa al Giappone e gli vengono in mente le geisha,  i samurai e la cerimonia del tè, pensa alla Corea e non gli viene in mente assolutamente nulla se non, forse, il ricordo confuso di un lontano conflitto e di una divisione."

Paradossalmente, quando scherzando con i miei amici coreani suggerivo loro di impegnarsi a pubblicizzare meglio il loro paese, non ero tanto distante dall’idea di Riotto. Che con questo libro e le altre sue opere si sta impegnando parecchio per rendere un po’ di giustizia all’ex paese eremita. Da leggere, questo Storia della Corea, anche se di questo paese sapete già tutto, perché di spunti interessanti questo testo ne regala parecchi.

06 agosto
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L’impero del mai

imperomaiIn estate c’è chi va in vacanza al mare in montagna o nelle città d’arte, e chi come me, pur rimanendo a casa, va in vacanza con la testa. Stanchezza. Noia. Caldo… Faccio poco, Scrivo poco. Ma leggo tanto.

E tra gli ultimi libri che ho preso in mano ecco questo agile libricino – poco più di 90 pagine – edito da Obarrao, L’impero del mai, scritto da Giuseppina De Nicola, docente del corso di laurea in Scienze Antropologiche ed Etnologiche presoo l’Università Bicocca di Milano, e Marco Del Corona, vicecaporedattore del Corriere della sera.

L’impero del mai è, naturalmente, la Corea del nord. Ma il libro non è  un libro sull’ormai ex stato canaglia asiatico, quanto un libro su come noi occidentali e i fratelli coreani del sud guardano ad esso. Il sottotitolo recita infatti: Corea del nord: realtà, immaginazione e rappresentazioni.

Il libro è composto di sue saggi. Il primo, Nord/Sud, di Giuseppina De Nicola, tratteggia l’atteggiamento della Corea del sud verso lo stato "al piano di sopra" dagli anni che vanno dalla divisioni delle due Coree ai giorni nostri. Attraverso ricordi personali, politica, disegni animati: come da un pericoloso stato di spie  e terroristi da annientare, la Corea del nord si sia a poco a poco trasformata, dopo il crollo delle dittature sudiste, nello stato fratello, consaguineo ma sfortunato, da aiutare.

Il secondo saggio, di Marco Del Corona, Est/Ovest, ci parla invece di noi, di come siamo stati capaci di vedere, mitizzare e usare alcuni topoi che la Corea del nord ha regalato all’occidente. Dal mai terminato albergo Ryugong di Pyongyang alla divisa e gli occhialoni di Kim Jong-il,  riviste di architettura italiane, pubblicitari danesi, videoartisti coreani, musicisti canadesi e cineasti statunitensi hanno interpretato a loro modo la Corea del nord. O almeno un certo modo di vedere uno stato  che fa paura, ma che nonostatante tutto atira i nostri sguardi e la nostra curiosità come una calamita. Il fascino del male? Paura di quello che avremmo potuto diventare ma non siamo diventati? Forse, davvero, come scrive De Corona, "la Corea di Kim è i nostri incubi, le nostre avventure fantastiche…". Insomma, la Corea del nord è un poco anche noi.

Due saggi veloci ma densi di suggestioni e riferimenti. Per andare alla scoperta non tanto e non solo del paese di Kim Jong-il, quanto di un immaginario che ci accomuna tutti.

06 agosto
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L’impero del mai

imperomaiIn estate c’è chi va in vacanza al mare in montagna o nelle città d’arte, e chi come me, pur rimanendo a casa, va in vacanza con la testa. Stanchezza. Noia. Caldo… Faccio poco, Scrivo poco. Ma leggo tanto.

E tra gli ultimi libri che ho preso in mano ecco questo agile libricino – poco più di 90 pagine – edito da Obarrao, L’impero del mai, scritto da Giuseppina De Nicola, docente del corso di laurea in Scienze Antropologiche ed Etnologiche presoo l’Università Bicocca di Milano, e Marco Del Corona, vicecaporedattore del Corriere della sera.

L’impero del mai è, naturalmente, la Corea del nord. Ma il libro non è  un libro sull’ormai ex stato canaglia asiatico, quanto un libro su come noi occidentali e i fratelli coreani del sud guardano ad esso. Il sottotitolo recita infatti: Corea del nord: realtà, immaginazione e rappresentazioni.

Il libro è composto di sue saggi. Il primo, Nord/Sud, di Giuseppina De Nicola, tratteggia l’atteggiamento della Corea del sud verso lo stato "al piano di sopra" dagli anni che vanno dalla divisioni delle due Coree ai giorni nostri. Attraverso ricordi personali, politica, disegni animati: come da un pericoloso stato di spie  e terroristi da annientare, la Corea del nord si sia a poco a poco trasformata, dopo il crollo delle dittature sudiste, nello stato fratello, consaguineo ma sfortunato, da aiutare.

Il secondo saggio, di Marco Del Corona, Est/Ovest, ci parla invece di noi, di come siamo stati capaci di vedere, mitizzare e usare alcuni topoi che la Corea del nord ha regalato all’occidente. Dal mai terminato albergo Ryugong di Pyongyang alla divisa e gli occhialoni di Kim Jong-il,  riviste di architettura italiane, pubblicitari danesi, videoartisti coreani, musicisti canadesi e cineasti statunitensi hanno interpretato a loro modo la Corea del nord. O almeno un certo modo di vedere uno stato  che fa paura, ma che nonostatante tutto atira i nostri sguardi e la nostra curiosità come una calamita. Il fascino del male? Paura di quello che avremmo potuto diventare ma non siamo diventati? Forse, davvero, come scrive De Corona, "la Corea di Kim è i nostri incubi, le nostre avventure fantastiche…". Insomma, la Corea del nord è un poco anche noi.

Due saggi veloci ma densi di suggestioni e riferimenti. Per andare alla scoperta non tanto e non solo del paese di Kim Jong-il, quanto di un immaginario che ci accomuna tutti.

 

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