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Italia Corea e il resto

Quando per un piede solo due scarpe non bastano

Archive for ottobre, 2007

25 ottobre
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Bye bye kimchi fatto in casa?

Da un’inchiesta condotta dalla Chongga Kimchi, la più grande azienda alimentare produttrice di kimchi coreano, risulta che il 65% delle donne coreane non è capace di fare il kimchi. Piuttosto che comprare tutti gli ingredienti e produrlo in casa, le coreane moderne – o almeno, il 65% delle 7138 intervistate – preferiscono acquistarlo perché, spiegano, risparmiano stress, tempo e soldi. Sembrerebbe infatti che a causa degli alti prezzi dei vegetali in Corea il kimchi casalingo venga a costare  circa il 120% in più di quello industriale. Inoltre, grazie all’invenzione di frigoriferi creati apposta per il kimchi, molte donne ammettono di acquistare grosse quantità di questo vegetale speziato quando il prezzo è più basso, per poi immagazzinarlo e usarlo durante tutto il corso dell’anno. Evidentemente lo stress della vita moderna non è compatibile con un saper fare che si tramanda di generazione in generazione. Sono infatti le donne di una stessa famiglia che si ritrovano una volta l’anno e "condiscono" chili e chili di cavolo cinese con una pappetta contenente aglio, peperoncino, rapa bianca, sale e altre spezie. Un lavoro non certo leggero, ma che si affronta con allegria grazie alla compagnia e alle chiacchiere che le allegre comari si scambiano durante il tempo passato insieme. A dimostrazione di una tradizione che si sta perdendo, vi sono però i dati: le vendite della Chongga Kimchi sono cresciute del 30% rispetto allo scorso anno, e l’intero comparto alimentare del kimchi industriale ha visto un aumento delle vendite pari al 20%.

25 ottobre
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Bye bye kimchi fatto in casa?

Da un’inchiesta condotta dalla Chongga Kimchi, la più grande azienda alimentare produttrice di kimchi coreano, risulta che il 65% delle donne coreane non è capace di fare il kimchi. Piuttosto che comprare tutti gli ingredienti e produrlo in casa, le coreane moderne – o almeno, il 65% delle 7138 intervistate – preferiscono acquistarlo perché, spiegano, risparmiano stress, tempo e soldi. Sembrerebbe infatti che a causa degli alti prezzi dei vegetali in Corea il kimchi casalingo venga a costare  circa il 120% in più di quello industriale. Inoltre, grazie all’invenzione di frigoriferi creati apposta per il kimchi, molte donne ammettono di acquistare grosse quantità di questo vegetale speziato quando il prezzo è più basso, per poi immagazzinarlo e usarlo durante tutto il corso dell’anno. Evidentemente lo stress della vita moderna non è compatibile con un saper fare che si tramanda di generazione in generazione. Sono infatti le donne di una stessa famiglia che si ritrovano una volta l’anno e "condiscono" chili e chili di cavolo cinese con una pappetta contenente aglio, peperoncino, rapa bianca, sale e altre spezie. Un lavoro non certo leggero, ma che si affronta con allegria grazie alla compagnia e alle chiacchiere che le allegre comari si scambiano durante il tempo passato insieme. A dimostrazione di una tradizione che si sta perdendo, vi sono però i dati: le vendite della Chongga Kimchi sono cresciute del 30% rispetto allo scorso anno, e l’intero comparto alimentare del kimchi industriale ha visto un aumento delle vendite pari al 20%.

20 ottobre
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Link nordcoreano

Ho aggiunto un nuovo link a North Korea zone, un sito Internet di discussione e informazione sulla Corea del nord. Non mi ricordo come l’ho trovato, fatto sta che giaceva dimenticato tra i miei Preferiti, finché oggi, cercando di fare un po’ di pulizia tra i medesimi, non mi sono accorta della sua esistenza. Mi viene anche il dubbio di averne già parlato da qualche parte. Comunque, vale la pena farci un giro.

20 ottobre
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Link nordcoreano

Ho aggiunto un nuovo link a North Korea zone, un sito Internet di discussione e informazione sulla Corea del nord. Non mi ricordo come l’ho trovato, fatto sta che giaceva dimenticato tra i miei Preferiti, finché oggi, cercando di fare un po’ di pulizia tra i medesimi, non mi sono accorta della sua esistenza. Mi viene anche il dubbio di averne già parlato da qualche parte. Comunque, vale la pena farci un giro.

16 ottobre
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Il candidato dei “Liberal”

E’ Chung Dong-young, 54 anni, ex Ministro dell’unificazioone, il candidato scelto dal neonato United New Democratic Party per affrontare il favorito ex sindaco di Seul, Lee Myoung-bak, alle elezioni nazionali che si terranno il 19 dicembre prossimo. Chung ha infatti vinto le primarie del Nuovo Partito Democratico Unito, nato da una scissione interna al partito Uri, battendo con il 43,76% dei voti gli sfidanti Sohn Hak-kyu, ex governatore della provincia di Gyeonggi (34,04%), e Lee Hae-chan, ex Primo Ministro, (22.21%). Chung, che prima di lanciarsi in politica era un giornalista televisivo, ha fatto un appello all’unità e alla riconciliazione all’interno del partito liberale e ha espresso la speranza di uscire per sempre dall’incubo della Guerra di Corea con un trattato di pace che spinga le due Coree verso un’era di cooperazione.

16 ottobre
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Il candidato dei “Liberal”

E’ Chung Dong-young, 54 anni, ex Ministro dell’unificazioone, il candidato scelto dal neonato United New Democratic Party per affrontare il favorito ex sindaco di Seul, Lee Myoung-bak, alle elezioni nazionali che si terranno il 19 dicembre prossimo. Chung ha infatti vinto le primarie del Nuovo Partito Democratico Unito, nato da una scissione interna al partito Uri, battendo con il 43,76% dei voti gli sfidanti Sohn Hak-kyu, ex governatore della provincia di Gyeonggi (34,04%), e Lee Hae-chan, ex Primo Ministro, (22.21%). Chung, che prima di lanciarsi in politica era un giornalista televisivo, ha fatto un appello all’unità e alla riconciliazione all’interno del partito liberale e ha espresso la speranza di uscire per sempre dall’incubo della Guerra di Corea con un trattato di pace che spinga le due Coree verso un’era di cooperazione.

15 ottobre
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North Korea: a day in the life

Su istigazione di Max sono andata a cercarmi questo documentario on line e non è stato difficile. Girato da Pieter Fleury con l’approvazione del Ministero della cultura della Corea del nord, North Korea: a day in the life è una storia ben diversa da quelle che ho finora visto o sentito riguardo la Corea del nord. Lieve, senza retorica e senza far pesare la presenza del regista occidentale, racconta semplicemente la giornata di una famiglia nordcoreana residente a Pyongyang: la vita vista con gli occhi di una mamma lavoratrice, di sua figlia e del nonno. Certo non c’è ombra di carestia e di miseria nella vita dei tre. La famiglia in questione sembra passarsela né troppo bene né troppo male. Un giusto mezzo, direi. La fabbrica in cui lavora la madre è una fabbrica modello, dove tutte le operaie lavorano con tale impegno da superare gli obiettivi previsti dal piano di produzione. Il nonno è un reduce della guerra di Corea, e ha vissuto, in passato, un bel po’ di orrore anche lui, come tutti i coreani della sua generazione. Però…

La fabbrica della madre, lungi dall’essere perfetta, subisce sovente sporadici black out energetici, la cui colpa, naturalmente, non può che essere dei "maiali" americani, ancora oggi in guerra con la Corea del nord e pericolossimi. I bambini a scuola studiano con impegno niente meno che le gesta eroiche del Caro Leader Kim Jong-il, che, ancora bambino, pur possedendo un paio di comodi e caldi stivali che potrebbero proteggere i suoi piedi dal freddo e dalla neve, preferisce indossare delle umide e scomode scarpe per rispetto e simpatia verso i suoi compagni di classe che gli stivali non li possiedono. E il nonno reduce ha raccontato tante volte a sua figlia quello che ha sofferto per colpa degli americani e le ha instillato talmente tanto odio, che la donna sembra uno scaricatore di porto da tante parolacce dice quando esprime i suoi sentimenti nei confroni di questa esecrabile nazione.

Insomma, non è certo un ritratto idilliaco. E se il messaggio che i nordcoreani che hanno approvato il video volevano far passare era quello di una nazione fiera e coraggiosa che affronta il nemico americano a testa alta nonostante le difficoltà, quello che noi, o almeno io, ho colto, è invece quanto potente ed efficace sia la loro propaganda, che inizia il lavaggio del cervello dei poveri nordcoreani direttamente da bambini.

Però credo sia meglio se un’idea ve la fate da soli. Il documentario è molto bello e non dura nemmeno tanto. Lo potete vedere su You Tube diviso in due parti, in coreano con sottotitoli in inglese, ai seguenti indirizzi:

http://it.youtube.com/watch?v=CqIwH3NxPEk

http://it.youtube.com/watch?v=GAK-WflOAbE

15 ottobre
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North Korea: a day in the life

Su istigazione di Max sono andata a cercarmi questo documentario on line e non è stato difficile. Girato da Pieter Fleury con l’approvazione del Ministero della cultura della Corea del nord, North Korea: a day in the life è una storia ben diversa da quelle che ho finora visto o sentito riguardo la Corea del nord. Lieve, senza retorica e senza far pesare la presenza del regista occidentale, racconta semplicemente la giornata di una famiglia nordcoreana residente a Pyongyang: la vita vista con gli occhi di una mamma lavoratrice, di sua figlia e del nonno. Certo non c’è ombra di carestia e di miseria nella vita dei tre. La famiglia in questione sembra passarsela né troppo bene né troppo male. Un giusto mezzo, direi. La fabbrica in cui lavora la madre è una fabbrica modello, dove tutte le operaie lavorano con tale impegno da superare gli obiettivi previsti dal piano di produzione. Il nonno è un reduce della guerra di Corea, e ha vissuto, in passato, un bel po’ di orrore anche lui, come tutti i coreani della sua generazione. Però…

La fabbrica della madre, lungi dall’essere perfetta, subisce sovente sporadici black out energetici, la cui colpa, naturalmente, non può che essere dei "maiali" americani, ancora oggi in guerra con la Corea del nord e pericolossimi. I bambini a scuola studiano con impegno niente meno che le gesta eroiche del Caro Leader Kim Jong-il, che, ancora bambino, pur possedendo un paio di comodi e caldi stivali che potrebbero proteggere i suoi piedi dal freddo e dalla neve, preferisce indossare delle umide e scomode scarpe per rispetto e simpatia verso i suoi compagni di classe che gli stivali non li possiedono. E il nonno reduce ha raccontato tante volte a sua figlia quello che ha sofferto per colpa degli americani e le ha instillato talmente tanto odio, che la donna sembra uno scaricatore di porto da tante parolacce dice quando esprime i suoi sentimenti nei confroni di questa esecrabile nazione.

Insomma, non è certo un ritratto idilliaco. E se il messaggio che i nordcoreani che hanno approvato il video volevano far passare era quello di una nazione fiera e coraggiosa che affronta il nemico americano a testa alta nonostante le difficoltà, quello che noi, o almeno io, ho colto, è invece quanto potente ed efficace sia la loro propaganda, che inizia il lavaggio del cervello dei poveri nordcoreani direttamente da bambini.

Però credo sia meglio se un’idea ve la fate da soli. Il documentario è molto bello e non dura nemmeno tanto. Lo potete vedere su You Tube diviso in due parti, in coreano con sottotitoli in inglese, ai seguenti indirizzi:

http://it.youtube.com/watch?v=CqIwH3NxPEk

http://it.youtube.com/watch?v=GAK-WflOAbE

10 ottobre
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Accordo in otto punti

Arrivo tardi e con cose che ormai tutti già sanno, ma ci tenevo a far apparire sul mio blog gli otto punti dell’accordo firmato da Kim Jong-il e Roh Moo-hyun dopo l’incontro di pyongyang, 2 – 4 ottobre 2007. Alcune cose sono concrete, altre esprimono forse pià una speranza che un progetto definito. Altre tutte e due insieme. Ma è pur sempre un punto di partenza.

1. Implementare attivamente la dichiarazione del 15 giugno

2. Lavorare per il rispetto e la fiducia reciproca allo scopo di superare le differenze di ideologia e di sistema

3. Cooperare strettamente per porre fine all’ostilità militare e garantire la pace nella penisola

4. Cercare una dichiarazione che metta fine alla Guerra di Corea, avvallato da tre o quattro capi di stato impegnati allo scopo di stabilire un sistema di pace permanente

5. Espandere la cooperazione economica per uno sviluppo bilanciato e una mutua prosperità e creare una speciale zona di pace nel Nord, attorno all’idola di Haeju

6. Sviluppare la cooperazione nella storia, linguaggio, educazione, tecnologia. cultura, sport e settori sociali, e aprire voli turistici diretti tra Seul e il Monte Baedku

7. Spingere per la cooperazione umanitaria e la riunificazione delle famiglie divise

8. Rafforzare la cooperazione sulla scena internazionale a beneficio degli interessi nazionali e dei coreani residenti all’estero.

10 ottobre
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Accordo in otto punti

Arrivo tardi e con cose che ormai tutti già sanno, ma ci tenevo a far apparire sul mio blog gli otto punti dell’accordo firmato da Kim Jong-il e Roh Moo-hyun dopo l’incontro di pyongyang, 2 – 4 ottobre 2007. Alcune cose sono concrete, altre esprimono forse pià una speranza che un progetto definito. Altre tutte e due insieme. Ma è pur sempre un punto di partenza.

1. Implementare attivamente la dichiarazione del 15 giugno

2. Lavorare per il rispetto e la fiducia reciproca allo scopo di superare le differenze di ideologia e di sistema

3. Cooperare strettamente per porre fine all’ostilità militare e garantire la pace nella penisola

4. Cercare una dichiarazione che metta fine alla Guerra di Corea, avvallato da tre o quattro capi di stato impegnati allo scopo di stabilire un sistema di pace permanente

5. Espandere la cooperazione economica per uno sviluppo bilanciato e una mutua prosperità e creare una speciale zona di pace nel Nord, attorno all’idola di Haeju

6. Sviluppare la cooperazione nella storia, linguaggio, educazione, tecnologia. cultura, sport e settori sociali, e aprire voli turistici diretti tra Seul e il Monte Baedku

7. Spingere per la cooperazione umanitaria e la riunificazione delle famiglie divise

8. Rafforzare la cooperazione sulla scena internazionale a beneficio degli interessi nazionali e dei coreani residenti all’estero.

 

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